Google nel mirino per gap di salari uomini – donne

Google è finita nel mirino dei sindacati per le proprie politiche di retribuzione dei dipendenti. Secondo le accuse, in termini più sintetici e chiari, la società di Mountain View avrebbe il vizio di pagare sistematicamente meno le donne degli uomini a parità di lavoro svolto.

L’affermazione di cui sopra rappresenta l’oggetto centrale della class action che è intentata da un gruppo di donne che ha lavorato per il gruppo statunitense titolare del più noto motore di ricerca al mondo nel corso degli ultimi quattro anni. Contrariamente alle varie accuse che negli anni scorsi alcuni sindacati avevano avanzato, questa volta pare che le donne accusatrici abbiano portato in dote anche una fitta documentazione pronta a dimostrare le accuse.

Ricordiamo comunque che il tema all’ordine del giorno non è nuovo per le cronache, e che la stampa segue periodicamente quanto succede in tale ambito. Già nell’aprile scorso era stato il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ad accusare Google di discriminazione nelle politiche di remunerazione, nell’ambito di un’indagine ordinaria condotta sui contractor federali. In quella ipotesi la società statunitense si era però rifiutata di fornire maggiore documentazione a riguardo, e la vicenda non aveva seguito ulteriore clamore mediatico.

Non è inoltre nemmeno la prima volta che un colosso dell’innovazione deve affrontare simili accuse. Già nel 2015 alcuni big come Microsoft e Twitter avevano dovuto fronteggiare tali segnalazioni, dando il via a una serie di scandali che, evidentemente, nella Silicon Valley sono ben lungi dal terminare. Nell’area simbolo del boom hi-tech americano, le accuse sessiste si stanno moltiplicando stagione dopo stagione, aprendo seri margini di dubbio sulla sostenibilità e sulla validità delle politiche di retribuzione e di gestione dei dipendenti all’interno delle strutture di alcune delle aziende più ambite dai giovani…

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